"Ma a volte i controlli preventivi creano problemi"
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Ecco quando e perché
uno screening ci salva
PATRIZIA GUENZI


Fabio è un paziente potenzialmente a rischio, Over 50enne, padre morto per un tumore al colon e fratello con diversi polipi all’intestino. Il suo medico da un po’ gli consiglia di fare dei controlli. Recentemente, un piccolo incidente domestico porta Fabio a "transitare" in un istituto dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Qui, gli viene consigliato di sottoporsi a una delle metodiche oggigiorno ritenute standard per lo screening del tumore colorettale: la colonscopia oppure la ricerca del sangue occulto nelle feci mediante test immuno-chimico. Fabio capisce l’importanza della prevenzione e aderisce al "programma di screening del tumore colorettale" dell’Eoc, partito nel marzo 2017. Ecco come funziona.
E su questo tipo di prevenzione, gli screening appunto, i pareri degli esperti divergono. Per alcuni sono un ottimo modo per scoprire per tempo una malattia e provare a curarla, anche se grave, per altri i rischi di incappare in un "falso positivo" sono molto alti. Nel senso che gli esami possono trarre in inganno, far pensare ad una patologia in realtà inesistente. Come spiega il professor Luca Gabutti, capo del Dipartimento di medicina interna dell’Eoc: "Bello scoprire per tempo una malattia che puoi curare; meno bello scoprirne una che in realtà non lo è.... Lo screening è molto utile in alcune patologie mentre in altre può creare più problemi di quanti ne risolve".
Tornando al progetto dell’Ente, in sostanza, a scadenza trimestrale tutti gli over 50 che negli ultimi anni sono stati o sono in quel momento pazienti di una struttura Eoc ricevono una lettera che li informa sull’utilità di sottoporsi regolarmente a un controllo del grosso intestino. Vi possono partecipare anche i 50-69enni, pure se non informati  direttamente. "Facciamo un po’ da apripista, la nostra iniziativa potrebbe servire per valutare i pro e i contro di un futuro screening cantonale per individuare con tempestività il tumore colorettale", spiega il responsabile medico del progetto, Piercarlo Saletti dell’Istituto oncologico. E uno screening colorettale l’hanno proposto la scorsa settimana due parlamentari e medici. Il tumore al colon è frequente, ogni anno circa 4mila nuovi casi vengono diagnosticati in Svizzera. In Ticino colpisce circa 220 persone all’anno, 90 muoiono.
La decisione finale di un’eventuale prevenzione rimborsata dal Cantone per il tumore al colon spetterà comunque al Governo. Secondo cui "prima serve un approfondito studio di fattibilità". "In questo senso anche il nostro programma potrà rivelarsi utile per dimostrarne l’efficacia", sottolinea Saletti. E chissà che anche lo screening per il tumore colorettale s’aggiunga a quello, iniziato nel 2015, per il tumore al seno. Che sta dando buoni risultati. Il tasso di adesione è di circa il 60% e nel 2016 ha permesso di diagnosticare 97 tumori confermati. Ogni due anni offre una mammografia a tutte le donne tra 50 e 69 anni (circa 44.500). "Nel programma per il tumore colorettale dell’Eoc - riprende  Saletti - sfruttiamo le competenze delle varie figure professionali al nostro interno, gastroenterologi, tecnici di laboratorio, chirurghi, oncologi medici, radio-oncologi e infermieri".
E così, se il Cantone darà l’ok per  uno screening per il tumore al colon si potrebbe partire nel 2020-2022. Anche se già oggi è comunque possibile sottoporsi a esami preventivi, riconosciuti dalla Lamal. p.g.
30.09.2018


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