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L'incertezza Brexit
spinge a fare scorta
Loretta Napoleoni


Nel Regno Unito i magazzini sono tutti pieni ed è praticamente impossibile per le imprese trovare altro spazio dove mettere le scorte. Anche questa anomalia è attribuibile alla Brexit, all’incertezza che la caratterizza. La settimana prossima il parlamento britannico si esprimerà sull’accordo stipulato dal primo ministro, Theresa May, con l’Unione Europea. Se dovesse essere rigettato allora di sicuro il divorzio tra Londra e Bruxelles avverrà senza un piano prestabilito. È questo un evento che un po’ tutti temono, specialmente le imprese che commerciano regolarmente con i Paesi membri dell’Unione. Ed ecco spiegato perché negli ultimi mesi molte società hanno iniziato ad aumentare le scorte di prodotti provenienti dall’Unione Europea, riempiendo i magazzini fino all’orlo.
Le prime a muoversi sono state le imprese alimentari. Per paura di rimanere senza birra o hamburgers, la Heineken Nv e la Burger King, parte della Restaurant Brands International Inc., hanno aumentato le scorte e dato che non avevano abbastanza magazzini dove metterle ne hanno acquistato ed affittato di nuovi. Le aziende alimentari temono una Brexit disordinata poiché particolarmente vulnerabili alle interruzioni di approvvigionamento ed ai probabili ritardi di consegna dei prodotti provenienti dall’Unione Europea che questa creerà. Senza un accordo la logistica dell’import-export attraverso la Manica, l’autostrada commerciale tra il Regno Unito ed il continente, sarà ingestibile. Molti temono file chilometriche per i controlli doganali che potrebbero durare giorni o settimane. Tutto ciò farebbe deperire i prodotti alimentari freschi, che devibi muoversi con celerità. A Londra, intanto, i ristoranti alla moda stanno studiando menu alternativi, con prodotti locali, ma non sarà facile reinventare la cucina globalizzata all’insegna della Brexit: niente più verdura fresca ma patate e carote a volontà.  
I problemi dell’approvvigionamento sono sentiti anche da imprese come l’Airbus. Il gigante dell’aviazione europea ha chiesto ai fornitori di aumentare le scorte di alcune parti importate nel Regno Unito per evitare che non siano disponibili dopo la Brexit. Il consiglio di amministrazione ha ammesso che la pianificazione per il 2019 è stata fatta ipotizzando che un accordo tra Londra e Bruxelles non verrà raggiunto. Per una volta il detto: non fasciamoci la testa prima di averla rotta, non funziona, il consenso tra le imprese è che di fronte alla magnitudine del cambiamento, meglio proteggersi che sperare in meglio.
09-12-2018 01:00
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