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IL COMMENTO di Libero D'Agostino
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La nostra economia
vittima del populismo
Libero D'Agostino


Economia e politica, cosa si aspettano le imprese dai partiti. È il tema dell’inchiesta iniziata settimana scorsa dal Caffè con il primo servizio dedicato al Ppd. Che tra politica e mondo economico i rapporti non siano facili è un dato di fatto, in tempi egemonizzati dal martellante primanostrismo di Lega e Udc che ha contaminato e condizionato gli altri partiti.
Da questo condizionamento sono nate, con l’accordo più o meno unanime di tutte le forze politiche, la fallimentare legge sull’Albo degli artigiani, in spregio alle norme federali che regolano il mercato interno e la concorrenza, la contestata tassa sui posteggi, una legge sull’innovazione economica che subordina aiuti e incentivi per le aziende all’assunzione di quote fisse di manodopera indigena, come hanno denunciato le associazioni imprenditoriali, e la dissuasiva stretta burocratica sui permessi di lavoro e di dimora.
Nella più generale acquiescenza si sono consumate le ricorrenti campagna contro i frontalieri e le imprese che li impiegano, contro gli "spalancatori di frontiera" che difendono la libera circolazione delle persone e le feroci polemiche contro "Fallitalia". Ma c’è di più. Nell’immanenza delle elezioni, cantonali o federali che siano, si cerca persino di emulare Lega e Udc, replicando e rilanciando alcune loro vecchie proposte, come la richiesta del Plr di disdire l’accordo sui frontalieri o quella del Ppd sulla chiusura notturna dei valichi secondari. Tra gli sghignazzi del Mattino che ironizza, a ragione, sulla politica del copia e incolla. Immancabile è anche ritornato il tormentone sui ristorni dei frontalieri, che i primanostristi  ora sperano di poter bloccare contando sull’eventuale appoggio del neo ministro ppd Raffaele De Rosa.
È questo il clima che ha prodotto uno stillicidio di misure e pratiche istituzionali che minano la libertà d’impresa tutelata dalla Costituzione. L’impressione è che nei partiti, a parte qualche brillante eccezione, non ci sia conoscenza alcuna di come siano cambiati il sistema produttivo e il mercato del lavoro e, di conseguenze, delle esigenze odierne delle imprese.
C’è, però, una permalosa suscettibilità, come dimostrano le reazioni del vertice Ppd dopo il primo servizio del Caffè. "Un settimanale scandalistico" secondo il presidente Fiorenzo Dadò, solo per aver scritto che il suo partito sta cavalcando la paura del 5G, chiedendo la moratoria sulla nuova rete di telefonia mobile, ritenuta invece indispensabile dall’economia. Scandalistico in che? Vorremo chiedere a Dadò. Ma non ci aspettiamo una risposta da chi è abituato ad attaccare la stampa più che ad argomentare.
Meno piccata la reazione del suo vice Giorgio Fonio, di cui avevamo ricordato l’offensiva contro le agenzie interinali. Nella sua replica (vedi a pagina 14) Fonio afferma che il Ppd, combattendo la precarizzazione del lavoro, sostiene le aziende "serie, sane ed eticamente corrette". Serietà, solidità ed eticità su cui giudica, ovviamente, non il mercato, ma il Ppd.
ldagostino@caffe.ch
23-06-2019 01:00
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