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APPUNTI DI VIAGGIO di Giò Rezzonico
La sfida dell'Antartide
ricorda l'allunaggio
Giò Rezzonico


L’Antartide rimase praticamente inesplorato fino al XX secolo. Alla fine del Settecento James Cook della Royal Society britannica circumnavigò l’intero continente nel corso di due viaggi, giunse a 130 chilometri dalla costa e annotò: "È mia ferma opinione che questo ghiaccio si estenda fino al Polo o forse si unisca a qualche terra alla quale è stato fissato fin dai tempi della Creazione". Bisognerà attendere oltre 40 anni affinché un navigatore russo, Thaddeus Thaddevitch von Bellingshausen, sempre circumnavigando il continente, si avvicinasse ulteriormente alla terraferma. Anche il primo avvistamento vero e proprio dell’Antartico (probabilmente delle Isole Shetland) per opera di William Smith, un cacciatore di foche britannico, avvenne nello stesso anno: il 1819.
Il primo sbarco, invece, se lo contendono l’americano John Davis nel 1821 e il cacciatore di balene norvegese Henryk Bull, che nel 1895 sbarcò a Capo Adare. In "The Cruise of the Atlantic" Bull scrive: "Noi abbiamo dimostrato che sbarcare sull’Antartide non è così difficile come finora si riteneva e chi si trovi a svernare ha ogni possibilità di trascorrere un anno sicuro e piacevole a Capo Adare, con l’opportunità di penetrare fino al Polo Magnetico o nelle sue vicinanze con l’aiuto di slitte e sci norvegesi". Questa esplorazione fu importante perché aprì la strada alle spedizioni terrestri sul continente. Al Congresso Geografico Internazionale di Londra, che si tenne pure nel 1895, il presidente Clments Markham dichiarò infatti: "Quella delle regioni antartiche è la più grande esplorazione geografica ancora da intraprendere".
La sfida era lanciata e venne accolta da diversi esploratori che gareggiarono per raggiungere per primi il Polo Magnetico. Il primo a provarci fu l’inglese Robert Falcon Scott con un primo tentativo fallito nel 1902. Nel 1907 Ernest Shackleton ma giunse a 160 chilometri dalla meta e poi fu costretto pure lui a desistere. Il successo arrise invece al norvegese Roald Amundsen che il 14 dicembre 1911. Ma anche Robert Falcon Scott si era avventurato verso la stessa meta, contemporaneamente alla spedizione di Amundsen. L’11 gennaio 1912 annotò sconsolato: "Il peggio è accaduto… tracce di slitte e di sci che vanno e vengono e orme chiarissime di zampe di cani… I norvegesi ci hanno preceduti e sono giunti prima al Polo. Tutti i sogni a occhi aperti sono svaniti, sarà un difficile ritorno". I cinque uomini raggiunsero la meta il giorno dopo e trovarono la bandiera norvegese issata a terra. Il ritorno finì in tragedia: tutti morirono. Il 19 marzo Scott annotò: "Fuori dalla tenda turbina la neve. Credo che non abbiamo più nulla da sperare".
25-08-2019 01:00

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