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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Madonna, lasagne
e realtà quotidiana
Renato Martinoni


Pare che uno scienziato coreano abbia inventato una macchina capace di imprigionare i sogni. Non quelli che si fanno a occhi aperti. No, proprio i sogni che arrivano di notte quando meno te li aspetti. Fosse vera la notizia (ne parlerà, sembra, una prestigiosa rivista scientifica), sarà possibile avere in casa una sorta di album che, invece dei filmati o dei selfies, conterrà i nostri sogni. Quelli che ricordiamo, anche se sono pochissimi, e quelli che abbiamo fatto e che abbiamo dimenticato. Basterà cliccare una data, oppure un argomento: vacanze al mare, baci alla capoufficio, caduta in un burrone, sigaretta fumata dopo che si è smesso di fumare, e subito potremo recuperare l’uno o l’altro sogno. Ma pensa un po’ che meraviglia!
Bisognerebbe dare il Nobel allo scienziato coreano (ammesso che la notizia sia vera e non, come qualcuno mormora, una bufala). I bisnipoti di Freud sapranno sbizzarrirsi nell’interpretare tutti i sogni, spiegando i loro significati profondi. I malinconici potranno andare alla ricerca di parenti e amici morti che, nel sogno, sono tornati a parlare con loro. Come fossero ancora vivi. Gli ambiziosi abiteranno di nuovo i palazzi reali, dove si sono visti come per incanto, con la servitù che fa mille salamelecchi e i forzieri zeppi di soldi al pari di quello di Paperone. I megalomani si ritroveranno a cena, magari al Casino di Montecarlo, raccontando barzellette a Berlusconi, discettando di Formula 1 con Lewis Hamilton, dando pacche sulle spalle a Di Caprio, e chiamandolo amichevolmente Leo, allungando gli occhi sulla scollatura di Madonna. I golosi ritroveranno le tavole imbandite di ogni ben di Dio sognate una notte di chissà quanto tempo fa: camionate di lasagne fumanti, grigliate pantagrueliche, vetrine intere di torte e pasticcini, piscine colme di budino o di crema pasticciera in cui tuffarsi a testa in giù. I peccatori, poi, sono loro a sognare più spesso, rivivranno tutti i desideri proibiti che, grazie alle fantasie notturne (chissà quale diavoletto si annida nel nostro cervello), si sono incarnati durante il sonno.
C’è un piccolo problema, però. Spento l’aggeggio che li imprigiona, tornati nella macchina i sogni che abbiamo fatto e che abbiamo potuto rivedere, godendo alla più bella, la vita sarebbe ancora più grigia, noiosa e triste di prima. E allora viene da pensare: meglio togliere il Nobel allo scienziato coreano prima ancora di darglielo, se davvero (ma sarà poi vero?) ha inventato il marchingegno che dicono. Dopo tutto i sogni sono sogni. Meglio che, una volta terminati, i sogni se ne vadano via da soli. Per sempre. Senza che qualcuno si ingegni a farceli ritrovare. Le cose belle si vivono una sola volta. La seconda è già di troppo.
08-12-2019 01:00

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