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15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell’economia ticinese, marzo 2019
15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, gennaio 2019
15.03.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale attività manifatturiere, Ticino, gennaio 2019

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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
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Le libere elezioni
salvano la democrazia
Luigi Bonanate


Il ricorso alle elezioni potrebbe cambiare, in meglio, il mondo, sostituendo alla violenza politica e alla sopraffazione una scheda messa nell’urna. Ma non va sempre tutto così bene. Il Presidente turco Erdogan nelle elezioni della settimana scorsa ha perso il controllo su Istanbul e ora chiede la ripetizione delle elezioni locali (!); in Israele alle elezioni politiche dell’altro giorno, pur nel quadro della vittoria della coalizione organizzata intorno al premier uscente Netanyahu, sono avvenuti brogli in Cisgiordania, dove dalle urne sono uscite più schede a favore di Netanyahu di quanti fossero i votanti. Si ricorderà quanto furono hackerati gli esiti elettorali che portarono Trump alla Casa bianca... Infortuni della democrazia che, per quanto fondamentale strumento di regolazione della vita politica, deve essere attentamente controllata e implementata.
Ma come fare quando alle elezioni viene chiamata una massa di 900 milioni di indiani che, nel corso di circa un mese, dovranno scegliere tra il Presidente in carica, Modi, esponente di una concezione conservatrice e autoritaria della società indiana, e R. Gandhi (rampollo riconducibile, alla lontana, alla famiglia Nehru e a quella di Indira Gandhi), che propone una vaga evoluzione liberal-democratica del paese? Questa enorme massa di elettori (più del suo 70% va regolarmente a votare) dovrà indicare i 543 parlamentari che governeranno l’India nel prossimo quinquennio: saranno tutti ugualmente consapevoli delle scelte che faranno?
A fronte di esiti appena consolidati, dei quali non è ancora chiaro quale potrà essere il contributo alla normalizzazione della vita internazionale, altri eventi, elettorali e non, dovranno darci altre, forse più decisive, indicazioni. L’Algeria, in primo luogo: a 57 anni esatti (3 maggio 1962) dal referendum che ne decise l’indipendenza dalla Francia, dopo una terribile e dimenticata guerra civile (nonostante si sia trattato di una delle pagine più violente della storia contemporanea), che inaugurò la storia della lotta islamista anti-occidentale, la popolazione algerina è riuscita nell’impresa di far cadere un Presidente (tale di nome e non di fatto, al potere dal 1999), come Bouteflika, ammalato e "gestito" dall’élite militare, e ottenere un’andata alle urne da cui potrebbe uscire un paese del tutto rinnovato (e ringiovanito). Ma c’è un altro paese che purtroppo non può ancora immaginare un prossimo appello elettorale, anche se ha proprio in questi giorni imboccato la via delle rinascita: si tratta del Sudan, una delle parti più infelici del mondo, dove ricchezza da petrolio e povertà da dittatura sono strettissimamente intrecciate, e nel quale uno spontaneo movimento di ribellione guidato da una giovane di 22 anni Alaa, ha scosso il regime dittatoriale di al-Bashir, al potere da 30 anni, già condannato dal Tribunale penale internazionale per il genocidio scatenato nel Darfur a partire dal 2003. Al-Bashir sta ora fuggendo e forse una pagina nuova si scriverà anche in Sudan,
Qualche cosa si muove nel mondo, ma è difficile capirne la direzione. L’importante è che le regole democratiche (nonviolente) vengano salvaguardate.
14-04-2019 01:00
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