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Luigi Bonanate


Dei tre grandi imperi che combatterono la Grande guerra, Francia e Gran Bretagna imboccarono la via di una lenta ma progressiva dissoluzione, mentre il terzo, l’impero ottomano, andò incontro, addirittura, alla scomparsa. Dopo aver conquistato, a partire dal 1299, gran parte della Spagna, a ovest, e dei Balcani, a est, e averli visti erodere dai paesi limitrofi, viene abbattuto nel 1920, restringendosi semplicemente a quella che è ancora oggi. La Turchia è l’estremo lembo occidentale dell’Asia protesa verso l’Europa e il cuore di un complesso e intricato drappello di stati (molti dei quali ex-colonie occidentali), che non hanno ancora trovato una loro reciproca compatibilità. Un centro conflittuale che comprende l’area immensa che va dall’India alla Libia e poi fino allo Yemen, dalla cornice dell’Europa balcanica fino al nord-est africano.
La Turchia racchiude in se stessa (come tutta quell’area) non soltanto le ricchezze naturali immense sulle quali l’Occidente si era buttato pensando di poter ancora sfruttare la pregressa dominazione, ma anche la volontà di rivincita covata fin dal 1920. Ma il suo nuovo leader (sovente anche i dittatori si chiamano così) - Recept Tayyp Erdogan - non dispone che di alleanze ondivaghe e fragili, come quella con la Russia di Putin, o quella con la Nato, nella quale la Turchia rientra, con crescente, reciproca diffidenza. Ma Erdogan controlla una società ancora nutrita di rimpianti: oltre alla perdita dell’impero, resta l’ombra incancellabile dell’esperimento laico e quasi rivoluzionario di Kemal Ataturk, "padre" della Turchia moderna e guida della modernizzazione del paese fino alle soglie della seconda guerra mondiale, dopo di che il suo modello e la sua immagine incominciarono a decadere.
Ma il potere politico non si avvale soltanto del denaro e della potenza militare, perché un terzo elemento ha la possibilità di scardinare qualsiasi resistenza: si tratta della religione. In Occidente siamo abituati a pensare che la cosiddetta modernità abbia tra i suoi pilastri fondamentali la laicizzazione, o più chiaramente la separazione drastica, tra religione e politica, alla quale tocca di evitare che l’una sia strumentalizzata dall’altra, cosa che nessun tipo di democrazia potrebbe tollerare. Ma proprio questo è l’asse nella manica che Erdogan ha calato: provenendo dal mondo sunnita che raccoglie la massima unità di fede al mondo ha posto la religione al servizio della politica (anche se sembra il contrario): ma per riuscirci è necessario indottrinare ed eccitare la pubblica opinione, impresa alla quale - come è noto - Erdogan si dedica da un decennio. Il caso più recente e provocatorio è la trasformazione della basilica di Santa Sofia, a Istanbul, che era stata cristiana dal 537 al 1453; da allora al 1945, moschea islamica, poi museo universalistico, e infine, nei giorni scorsi, nuovamente moschea. Troppi cambiamenti.
La religione è (anche) uno straordinario strumento di controllo sociale, ed Erdogan ha capito che funziona anche oggi. Ma, oggi come allora, si tratta sempre di un "sacrilegio", una forma di blasfemia nel voler sfruttare qualche cosa che non appartiene soltanto a noi ma è di tutti.
08-08-2020 23:30

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