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DIARIO di Giuseppe Zois
Immagini articolo
Dopo la Shoah
la memoria è vita
Giuseppe Zois


Caro Diario,&softReturn;questa passata è stata una settimana segnata dalla toccante testimonianza di Liliana Segre - 88 anni sopravvissuta alla Shoah - davanti a oltre 500 studenti giunti dai 6 licei cantonali nell’aula magna dell’Usi a Lugano. Si è fatta memoria di un’esperienza drammatica e sconvolgente, l’inizio di un tempo "indicibile" per Liliana: un incontro che non ha lasciato nessuno indifferente. Significativo il gesto del Consigliere di Stato, Manuele Bertoli , che le ha chiesto scusa per quel rifiuto che sarebbe stato salvezza al di qua del confine.
AVEVA 13 ANNI Liliana quando, con suo padre Alberto e due cugini, il 7 dicembre 1943 fu respinta con irrisorio disprezzo dalle guardie di confine con la baionetta puntata alle spalle. A nulla valsero le suppliche della ragazza, in ginocchio: "Mi buttai a terra, implorai con tutta la disperazione che avevo dentro che non non fossimo rimandati in Italia". Tutto inutile. Il reticolato che segnava la frontiera era munito di campanelli che suonavano ad ogni tentativo di passaggio. In quasi tutti i sopravvissuti quel tintinnio risuona come un incubo. Arrestati dai soldati italiani, dopo 40 giorni di detenzione nel carcere di Milano, i Segre furono deportati nel campo di sterminio di Birkenau-Auschwitz, dove i tre uomini sarebbero morti dopo poche settimane.
A LILIANA, oggi senatrice a vita nominata dal presidente Mattarella, fu inciso su un braccio il numero 75190, che vorrà accanto al suo nome sulla tomba. Sono trascorsi 75 anni, ma è un incubo che ti artiglia il corpo e l’anima, tanto che confessa: "Non dimentico e non perdono".
TRA LA FINE del 1943 e l’aprile del 1945 furono accolti 6 mila ebrei italiani, ma furono più di 8 mila quelli respinti alle frontiere svizzere, tra cui i Segre: le cifre - annota la storica Maria Bacchi - hanno sempre un margine di indeterminatezza, così come sempre ambivalenti furono le politiche della Confederazione di quegli anni nei confronti del diritto d’asilo.
PENSANDO alla Segre come a Federica Spitzer e a Lidia Gallico, due scampate ai campi di sterminio che ho conosciuto, viene naturale chiedersi come possa essere la vita quando ricomincia dopo tante mostruosità subite. Parafrasando Primo Levi si può ben dire che "chi è stato perseguitato, lo è per sempre". Ma il conto degli anni bui o anni perduti, a quanto ammonta? La Spitzer rispondeva che "ci volevano anche dei sopravvissuti, chi sennò avrebbe potuto dare testimonianza?"; e la Gallico con un’invocazione: "Dio, se ci sei ancora dopo Auschwitz, mai più, mai più, per nessun popolo al mondo". La Segre si è congedata indicando nei giovani presenti la più efficace garanzia: di memoria, di salvaguardia della dignità umana, di difesa della vita.
09-12-2018 01:00
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