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LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Con il lavoro a maglia
si spiega la finanza
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nello scenario siriano
mani russe e iraniane
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Il terrorismo resterà
ancora un pericolo
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Dalla tavola sovranista
a quella pro - global
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Effetto serra costante
rischio del nostro futuro
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi

Loretta Napoleoni
Con il lavoro a maglia
si spiega la finanza
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Kim Jong-Un - Il nemico necessarioi'.
Cosa c’entra il lavoro a maglia con la finanza globale e il terrorismo internazionale? Lo spiega nel suo nuovo, curioso libro "Sul filo di lana" (sotto pubblichiamo l’introduzione) l’economista Loretta Napoleoni, autrice di "best seller" tradotti in oltre 20 lingue. Napoleoni - da anni analista e collaboratrice del Caffè - in un momento difficile della sua vita, ha trovato conforto nella passione di sempre, l’abilità di sferruzzare. E l’ha utilizzata per srotolare in una lunga metafora, dove si intrecciano vicende sentimentali, racconti familiari, e ricerche che l’hanno portata a studiare i meccanismi che regolano l’economia. Il risultato è una storia intima che usando i ferri da calza mette insieme i fatti che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, dalla devastante pagina del terrorismo sino alla crisi del 2008. Il lavoro a maglia, che Napoleoni ha imparato dalla nonna, non è soltanto un rifugio dallo stress ma anche uno strumento di lotta sociale. Un lavoro artigianale in antitesi con la globalizzazione che dimostra come nessun errore sia irreparabile, perché basta disfare la trama e riprendere tutto da capo. Un lavoro che ha diversi risvolti storici che l’economista è andata a pescare negli archivi, come la vicenda delle spie magliaie che ha trovato al British Museum, donne che facevano le staffette partigiane, altre che si lanciavano con il paracadute nella Francia occupata.

Il mio primo lavoro a maglia è stata una fascia azzurro pallido per capelli. Dovevo avere sei o sette anni quando ho iniziato a prendere in mano i ferri sotto la supervisione di mia nonna. Se chiudo gli occhi, rivedo ancora noi due immerse nel bagliore dorato dei miei ricordi più cari. Siamo sedute vicine vicine, il suo gomito è sotto il mio e il suo corpo è stretto al mio. Fremo: intuisco che si tratta di un rito di passaggio, un avanzamento importante lungo il percorso per diventare adulta, una donna, e non vedo l’ora di cominciare. Ma sono nervosa: stringo il filato tra le dita con tutte le mie forze, come se temessi di farmelo scappare. (...) La mia storia d’amore con la maglia è cominciata così. Ho imparato a leggere le ore, studiato a memoria poesie e recitato il rosario lavorando a maglia con mia nonna. Diritti e rovesci diventavano numeri, parole di splendide frasi, Ave Marie e Pater Noster, tutti intrecciati nel magico tessuto del nostro amore. (...) Mia nonna era nata nel 1900. Aveva quattordici anni allo scoppio della Prima guerra mondiale, diciotto quando conobbe il nonno, trentanove all’inizio della Seconda guerra mondiale, cinquantacinque quando sono nata io e cinquantanove quando morì suo marito. Era stata per due volte testimone delle devastazioni belliche del nostro continente, aveva subìto il fascismo, si era unita alla Resistenza e aveva visto nascere la democrazia italiana.
I suoi racconti erano straordinari - nel contempo spaventosi, tristi e felici -, ma soprattutto erano reali e li condivideva con me quando lavoravamo insieme a maglia. Mi affascinava sentire come il mondo era sprofondato in un conflitto globale e come i suoi fratelli e il suo futuro marito erano andati al fronte per combattere un nemico malvagio. Dalla sua voce traspariva l’orgoglio, un sentimento che sfumava gli orrori delle trincee, il freddo, il fango, la fame. Non ha mai cercato di nascondermi il terrore della guerra ma li collocava nel contesto dell’imprevedibilità della vita e della politica. (...) E così, fra un punto diritto e uno rovescio, mi sono innamorata della politica.
Certo, nei suoi racconti il grande eroe era sempre mio nonno. Ha combattuto sulle Alpi, nel Carso, vicino al confine con l’Austria, uno dei fronti più difficili della Prima guerra mondiale. Lassù, nelle trincee, conobbe uno dei fratelli di mia nonna, divennero amici, tanto intimi da condividere gli indumenti che lei realizzava ai ferri per i fratelli al fronte: calze, cappelli, sciarpe, persino mutandoni lunghi e maglie da indossare sotto l’uniforme nei gelidi inverni alpini.
Nel 1917, durante un attacco, il fratello di mia nonna venne ucciso. Anche mio nonno fu gravemente ferito. Quando infine si riprese, la guerra era finita. Decise allora di recarsi a Roma per far visita alla famiglia dell’amico morto e ringraziare la misteriosa donna che gli aveva permesso di restare al caldo in trincea. Le riportò i calzettoni a righe rosse che indossava quando era stato colpito dalla granata tedesca, il solo indumento rimasto fra tutti quelli che lei aveva spedito. (...) Lavorare a maglia è un gesto d’affetto, diceva sempre mia nonna, forse per sdrammatizzare ai miei occhi l’unicità della sua storia d’amore. (...) "Ti ho mai raccontato la vera storia della Bella addormentata?" mi chiese un giorno mentre stavamo sferruzzando una copertina da neonato per il figlio di una sua cugina. La guardai con gli occhi spalancati, piena di curiosità. Scrollai la testa. "Se ricordi, cominciò, alla nascita di Aurora vennero scelte sette fate per farle da madrine. Il re e la regina non sapevano che un’altra fata, vecchia, era ancora viva. Abitava da tempo in una torre dalla quale non usciva mai, al punto che tutti la credevano morta. Ma non era così.
"Al battesimo di Aurora, tra la costernazione di tutti, apparve all’improvviso la vecchia fata. Era molto, molto arrabbiata per non essere stata invitata alla cerimonia e, invece di portare un regalo, lanciò una maledizione sulla bambina: a sedici anni, predisse, Aurora si sarebbe punta un dito con un fuso per filare la lana e sarebbe morta. Per fortuna, la settima fata non aveva ancora consegnato il suo dono e, non potendo annullare la maledizione, fece in modo di mitigarla: Aurora non sarebbe morta, ma si sarebbe addormentata per cento anni, per essere poi svegliata dal bacio di un principe".
(...) "E allora?" chiesi.
"Allora, proseguì lei riprendendo il lavoro, per cercare di salvare la figlia da quella terribile maledizione, il re ordinò al popolo di distruggere tutti i fusi e gli arcolai del regno, che vennero bruciati in un grandissimo falò. Fu un errore enorme. Il regno dove Aurora era nata era conosciuto ovunque per la sua lana pregiata, la seta e gli splendidi prodotti fatti a maglia: arrivava gente da ogni dove per acquistarli e commerciarli. Gli affari andavano così bene e rendevano tanto che quasi tutta la popolazione si guadagnava da vivere grazie alle industrie della seta e della lana. La distruzione degli arcolai le cancellò tutte e due, con terribili conseguenze". (...) Ecco come mi innamorai dell’economia lavorando a maglia. "Diritto e rovescio, diritto e rovescio" sono stati anche la mia palestra di vita. Ogni volta che facevo un errore, mia nonna mi diceva di valutare se potevo sistemarlo senza disfare il lavoro oppure se dovevo prendere quel drastico provvedimento.
19-01-2020 01:00



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