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Chiara Saraceno
Per le famiglie servono
sostegni continuativi
Chiara Saraceno
Chi è
Sociologa, professore di ricerca presso il Wissenschafts- zentrum für Sozialforschung di Berlino
Un assegno di 3500 franchi una tantum può certamente servire a coprire i costi iniziali che comporta l’arrivo di un figlio: carrozzina, vestiti, pannolini, ecc. Non sono, ovviamente, un incentivo sufficiente a incoraggiare ad avere un figlio chi lo desidererebbe, ma ritiene di non poterselo permettere. I figli, infatti, costano, richiedono, denaro e tempo. Mentre il costo in denaro tende ad aumentare, insieme ai bisogni, man mano che i figli crescono, quelli di tempo diminuiscono dapprima molto lentamente, poi più velocemente. Ma gli effetti del tempo investito nella cura ed educazione, certamente per lo più positivi per il benessere dei figli, sono spesso negativi per le capacità di guadagno a medio e lungo periodo di chi, in larga maggioranza le madri, vi si è dedicato.
Questo doppio, e differenziato per gli uomini e le donne, costo della scelta di procreazione, emerge in modo particolarmente esplicito oggi, in società  ove le aspettative di uguaglianza tra uomini e donne e il desiderio, ma anche la necessità, delle donne di contare su un grado di autonomia economica, la maggiore vulnerabilità ai rischi di povertà  delle famiglie monoreddito con figli, si scontrano con un contesto economico divenuto più insicuro anche per gli uomini, indebolendo per ampi strati della popolazione, specie più giovane, la possibilità  di fare progetti di vita a medio-grandi lungo termine. Ma decidere di avere un figlio è appunto, un progetto a lungo termine.
Per ampliare i gradi di libertà rispetto alla decisione se e quando avere o meno un figlio (in più) occorrono condizioni, e politiche, che sostengano la capacità di progettare, è investire, nel futuro. Per rimanere nel campo dei trasferimenti monetari, più che assegni, anche generosi, una tantum, sono importanti assegni continuativi, che sostengano nel tempo il costo dei figli. Sul versante del costo del tempo dedicato alla cura dei figli, occorre favorirne la redistribuzione da un lato tra padri e madri, dall’altro tra famiglia e società, tramite servizi di cura ed educazione anche per i più piccoli di buona qualità ed accessibili anche a chi ha risorse modeste o scarse. In entrambi i casi se ne avvantaggerebbero anche, se non soprattutto i bambini. Perché avrebbero a disposizione più tempo paterno e perché il loro sviluppo non sarebbe determinato univocamente dalle risorse materiali, culturali, relazionali, delle famiglie in cui sono nati.
La preoccupazione per le disuguaglianze sociali tra bambini e l’impatto che esse hanno sul loro sviluppo nel medio e lungo termine, dovrebbe, in effetti, accompagnare e informare qualsiasi politica di sostegno alla natalità.
24-09-2017 01:00


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